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6 cose da sapere per fare al meglio un pavimento in pietra

Le pietre naturali sono adatte alla posa di pavimenti sia all’interno sia all’esterno. È il materiale più antico usato per le pavimentazioni esterne, e ancora oggi è diffusa e usata in diversi formati e tipologie per via della sua praticità ed eco-compatibilità.

 

Che sia una spiazzata in campagna, una veranda o un terrazzo, i passi fondamentali per impostare il tipo di pavimentazione più classico, resistente, esteticamente bello e durevole nel tempo.

 

1 — Prima di tutto: dove posso farlo?

La posa è possibile ovunque ci sia un fondo adatto in relazione all’uso finale della pavimentazione, un sentiero pedonabile tra l’erba può avere caratteristiche diverse da un vialetto carrabile ovviamente.

 

Nel caso di un camminamento semplice potrà essere sufficiente scavare il tracciato e preparare un fondo con del ghiaino e sabbia (senza ricorrere collanti e malte). Tuttavia, la fondazione più efficiente da un punto di vista tecnico è quella in calcestruzzo armato con rete metallica, che permette di resistere ed adattarsi ai piccoli cambiamenti dello strato sottostante.

 

Per questo motivo è importante sapere da subito se il fondo su cui verrà posata la pietra è stabile, se le pendenze sono state eseguite e verificate, stiamo molto attenti nel chiedere avere ben chiaro quanti metri quadri si vogliono coprire, con che pietra vorremmo farlo, di che spessore vorremmo fare la fuga, etc etc…

 

In ogni caso, prima di iniziare è consigliabile consultare un geometra o un architetto che possano garantire sulla buona riuscita della posa; inoltre, è comunque consigliabile chiedere informazioni presso gli Uffici Comunali di pertinenza, perché potrebbe essere necessaria un’autorizzazione da parte dell’amministrazione.

 

 

2 — Posso farlo da solo?

Certamente la soddisfazione di vedere il lastricato fatto con le proprie mani non va trascurata, la tentazione di cimentarsi è alta considerato che in fin dei conti la lavorazione spesso non richiede l’impiego di particolari attrezzature e inoltre chiamare un’impresa specializzata può sembrare dispendioso, tuttavia il risultato che sa dare una maestranza competente ed esperta fa certamente la differenza sull’effetto finale e sul tempo impiegato.

 

L’esperienza, infatti, è il più importante degli attrezzi quando si parla di posa di pietra, infatti non dobbiamo trascurare la possibilità che il lavoro non venga esattamente a regola d’arte e che il risultato rimanga sotto i propri occhi per sempre o che ci tocca rifare il lavoro.

 

 

3 — Quale pietra usare?

Le lastre di pietra a spacco naturale sono disponibili in vari spessori e forme, 

le più impiegate sono il granito, l’arenaria, l’ardesia ed il porfido.

 

Le pietre italiane più apprezzate sono i marmi di Trani oppure pietre di Luserna (di tipo Gneiss), la pietra di Lula, bellissima pietra Sarda o Porfido classicissimo. Tra i tipi “esteri” più apprezzati sicuramente c’è la Brasiliana (ormai molto difficile da reperire) apprezzata per le sue caratteristiche meccaniche ed estetiche.

 

A seconda della composizione e della forma della pietra potremmo comporre pavimentazioni di vario tipo: pavé chiamato sampietrino; un mosaico; un acciottolato o un lastricato più comune. Non è raro veder combinate queste tecniche a seconda del fondo, dell’utilizzo finale e della resa estetica voluta.

 

Quindi la valutazione più intelligente è quella che considera la tipologia di pietra e il taglio che si intende usare in modo da ottimizzare tempi di posa e prestazioni della pavimentazione in funzione del fondo a disposizione e dell’uso finale.

 

4 — Quanta pietra devo comprare ?

Prima di tutto è necessario sapere quanti metri quadri devi ricoprire, poi possiamo procedere nel fare una -stima- di quanta pietra sarà necessaria per il lavoro.

 

Parliamo di stima perché quando si parla di posa a “opus incertum” (quindi con pietre irregolari disposte in una sorta di mosaico) è molto difficile fare un calcolo esatto.

 

Questo perché la grande variabile da considerare è come si gestisce lo spazio tra le pietre, ovvero la fuga.

 

Ci viene in aiuto la disposizione delle pietre (e le relative fughe) che vediamo già nella confezione, perché ci danno subito una buona idea di quanto dovrebbero rendere in termini di superficie se ripropongo le stesse fughe nella pavimentazione che sto eseguendo.

 

Questo perché le pietre (o lastre), che variano in varia forma e misura, già nella confezione in ogni pedana le lastre, variano indi varia forma e misura, si presentano con spazi vuoti e irregolari (le fughe), così come dovrebbero essere posate a lavoro ultimato,ultilmato che danno già l’idea di come verrà il lavoro una volta ultimato, e che devono essere rispettaterispettati al fine della “resa” della superficie.


Cosa significa? Che se non vengono rispettate le stesse fugherispetti gli spazi presenti presenti nellain ogni fila della confezione i conti non torneranno: se facciamo una fuga più larga ci ritroveremo con più materiale a fine lavoro, al contrario invece rischiamo di non riuscire a finire la pavimentazione.

 

Illustrazione di come a parità di elementi la fuga larga occupa più superficie
Illustrazione di come a parità di elementi la fuga larga occupa più superficie

 

In linea di massima ogni fila delle confezioni rende circa 1mq, fatte alcune eccezioni come la pietra di Trani che è posta su file da 1.2mq (e quindi renderà 1.2mq).

 

In sostanza: se voglio avere delle fughe molto strette mi dovrò assicurare più materiale.

 

 

5 — Cosa conviene usare per la posa?

Il bello delle lastre in pietra è che non è necessario acquistare sigillanti particolari e costosi, se non in casi particolari (stiamo preparando una guida apposita); per la pietra è sufficiente una malta cementizia (a patto che sia si buona qualità) che puoi usare anche per le fughe!
È un buon accorgimento usare malte a grane fini (come ad esempio la Weber MP910F che consigliamo per queste applicazioni per le sue caratteristiche e finitura).

 

 

6 — Come la pulisco?

Per quanto la pietra sia per definizione inerte non significa che non si possa alterare, viene spesso sottovalutato quanto gli agenti atmosferici possano alterare la pietra stessa.

 

La vivacità della malta viene intaccata dal sole che tende a farle scolorire. Le piogge acide, oltre all’azione meccanica dei passi, anche alcuni tipi di fogliame vanno ad aggredire il calcare nelle pietre macchiandole con le loro componenti oleose; è molto difficile sostituire una sola pietra incastonata nella malta facendo un lavoro pulito.

 

L’unica possibilità è intervenire prima. Con dei prodotti specifici possiamo aumentare l’idrofobicità della pietra ostacolando così l’assorbimento dell’acqua con dei prodotti specifici che ne esaltino la brillantezza. Nel caso sia necessario, si possono applicare prodotti acrilici trasparenti impermeabilizzanti che isolano la pietra e la malta dandone il caratteristico “effetto bagnato” alla pavimentazione.

 

Dettaglio di autobloccante in cememento impermeabilizzato
Dettaglio di autobloccante in cememento impermeabilizzato

 


Ora che sai queste cose puoi farti un’idea più chiara di come affrontare il tuo progetto.
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